Cenere - Grazia Deledda

Ragazza madre, la giovane Olì abbandona il figlio di otto anni, Anania, alle cure del padre benestante e di sua moglie, così da garantirgli un futuro migliore. Il bambino cresce a Nuoro, nella casa paterna, studia e si fidanza con una ragazza facoltosa, prima di trasferirsi a Roma per frequentare l’università. Il ricordo della madre è vivo nella sua mente, ma la vergogna di essere nato da una relazione extraconiugale e da una donna disonorata è a lungo più forte delle sue ambizioni borghesi, che rischiano di essere minate da un legame inviso alla società. Nessuna distanza, però, né fisica né sociale, attenua l’inquietudine interiore del protagonista. Rientrato in Sardegna, Anania scopre che la madre è ancora viva. Si decide perciò a tenerla con sé, sfidando le regole non scritte di una civiltà misogina, fino alla più sorprendente delle conseguenze. Scelto e introdotto da Michela Murgia, il libro inaugura un progetto della casa editrice dedicato a Grazia Deledda.

UTOPIA - Pag. 256 - SARDEGNA

Grazia Deledda nacque a Nuoro nel 1871. Cresciuta in Sardegna, esordì giovanissima pubblicando i suoi primi lavori su riviste e giornali. Nel 1900 si trasferì a Roma, città d’elezione in cui presto si affermò come una delle voci più autorevoli sulla scena letteraria. La critica la avvicinò ad autori del calibro di Hugo, Dostoevskij e Verga. Fu autrice prolifica di romanzi e racconti, tra i quali si annoverano “Elias Portolu”, “L’edera” e “Canne al vento”. Dall’opera “Cenere” fu tratto l’omonimo film interpretato da Eleonora Duse. Negli anni venti e trenta la sua fama si consolidò anche all’estero. Morì a Roma nel 1936.

Seconda donna al mondo e unica autrice italiana nella storia, nel 1926 le fu conferito il premio NOBEL per la letteratura.