Sudditi e regine

di Paolo Tagliaferri - 14/09/2022

La Regina è morta, viva la Regina! Ci aspetta a giorni un funerale maestoso come la tradizione e il rango di Sua maestà impone, con folle di sudditi, curiosi o semplici turisti che invaderanno oltre ogni limite e previsione le strade di Londra mentre il feretro della Regina Elisabetta II attraverserà con andatura lenta e solenne la capitale del Regno, diretta verso l'eterna dimora. Lungo il corteo funebre molti inglesi piangeranno, rattristati dalla scomparsa di questa arzilla e amabile 96enne, angosciati dalla certezza che la monarchia britannica abbia definitivamente e irrimediabilmente perso la propria ultima carismatica rappresentante. Chi sarà a Londra potrà raccontare ai posteri di quello che accadrà fra pochi giorni, nella convinzione effimera di essere stato presente in prima persona mentre si compiva il corso della Storia, di non aver mancato ad un evento che sarà narrato nei libri da qui all’eternità. Il fascino e la curiosità, talvolta anche morbosa, che da sempre accompagna e avvolge le vicende, le gesta ed anche le sciagure della famiglia Windsor, sia al di la che al di qua della Manica, raggiungeranno l'apice della propria consacrazione. Poco importa, almeno per alcuni giorni, se mezza Europa è in procinto di affrontare uno degli inverni più difficili ed incerti degli ultimi decenni, dove l’incubo di una crisi economica ed energetica senza precedenti diventa ogni giorno sempre più reale, mentre il baratro di una possibile terza guerra mondiale non è più la fantasia solo di qualche isolato e paranoico commentatore. A nulla sembrano valere gli appelli inascoltati di quei pochi, fra cui Papa Francesco, che ancora sperano in una tregua fra le parti e che implorano per una pace che possa mettere fine a questo orrore. Che le armi facciano il loro corso, sembra il motto più gettonato al momento.

Ma in fondo non è nulla di così insolito, inedito o inappropriato questo solenne e planetario rendere omaggio ad un personaggio che per settant’anni ha regnato in quello che resta del fu glorioso impero britannico. La storia non è certo nuova a simili eventi. Quello che semmai lascia perplessi è lo sproporzionato ed ingiustificato spazio che i media nostrani hanno dedicato in questi giorni alle vicende di una monarchia che nulla ha a che fare con il destino, le speranze e le angosce della nostra zoppicante Italia. Ma si sa, le vicende di regine, principi e principesse da sempre stimolano, con il loro fascino irraggiungibile, i sogni e le fantasie di sudditi e di gente comune.

Qualche commentatore ha espresso incredulità se non disgusto nel constatare l'assoluto squilibrio fra l’attenzione smodata riservata dai media alla scomparsa dell’anziana monarca, e le poche righe concesse agli eventi orribili accaduti nelle stesse ore nei nostri mari. Scarni trafiletti nelle pagine interne dei giornali hanno narrato dell’ennesima strage di migranti, notizie a cui aimè sembriamo esserci, se non distrattamente abituati, sicuramente rassegnati. Sei rifugiati siriani sono morti in un barcone in mezzo al mare, esseri disperati in fuga da una guerra dimenticata che flagella da troppi anni un intero popolo e che ha già fatto migliaia e migliaia di morti nel completo disinteresse generale, allora come oggi. Fra loro due bambini di uno e due anni e un adolescente, morti presumibilmente di fame e di sete così come riferito da l’Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Bambini morti di sete così come accaduto pochi giorni fa ad un’altra bambina di 4 anni, Loujin, anch'essa siriana, morta di stenti a bordo di un barcone dove era rimasta da dieci giorni e dove i soccorsi pare abbiano ritardato e non sia arrivati in tempo. La guerra in Siria che da 11 anni va avanti senza un perché e dove viene stimato che quasi 12.000 bambini e bambine sono stati uccisi o feriti. Per loro nessuna parata od omaggio solenne.

Forse ha ragione chi sottolinea che non vi sia nessuna colpevole relazione fra lo spazio sicuramente sproporzionato dedicato alla morte di Elisabetta II e il quasi totale silenzio e disinteresse riservato alla morte di questi disperati del mare. Ma resta il dubbio che anche simili episodi possano essere l’ennesimo sintomo che le società contemporanee, specialmente occidentali e così come sono attualmente strutturate, abbiano perso ogni minimo equilibrio ed ogni residuo di umanità e che, come tali, siano destinate ad un infausto ed inesorabile declino.