Rugby: l’altra nazionale!

di Paolo Tagliaferri – 27/03/2022

Per i tanti nostrani amanti del calcio, quella appena trascorsa, è stata una settimana certamente difficile. La sconfitta subita al ’92 minuto in casa a Palermo contro la nazionale della Macedonia del Nord ha aimè decretato l’esclusione della nostra rappresentativa ai prossimi mondiali in programma in Qatar a partire dal prossimo novembre. Una delusione cocente e forse inaspettata che segue la brillante ed entusiasmante vittoria negli ultimi europei di calcio dell’anno scorso. I tantissimi tifosi di calcio, sparsi nella nostra penisola, hanno tutte le ragioni per sentirsi delusi, affranti e probabilmente anche arrabbiati e rassegnati. Si tratta della seconda volta consecutiva che la nostra nazionale non potrà partecipare alla fase finale del campionato mondiale di calcio. Una situazione mai avvenuta in passato e che nessuno in patria avrebbe mai potuto prevedere. Si dirà che un campionato mondiale senza la nazionale italiana ha poco senso, che è limitato e parziale, considerato il blasone e la nostra storia che per ben quattro volte ci ha visto vincenti. Ma inevitabilmente, come già avvenuto nei mondiali del 2018 in Russia, nessun’altra squadra avrà troppo da che dolersi della nostra inaspettata assenza. Anzi, in queste ore probabilmente sono in molti a sentirsi sollevati. Ci potremo rifare nel 2026 negli Stati Uniti e in Canada, successivi paesi ospitanti della manifestazione. Un ripescaggio per il Qatar dell’ultimo minuto sembra improbabile, per quanto i regolamenti della FIFA contemplino tale possibilità nel caso di esclusione di una rappresentativa già qualificata.

Se la nazionale di calcio si lecca in queste ore le ferite, vi è un’altra rappresentativa azzurra che pochi giorni fa ha ritrovato la gioia e l’orgoglio, offuscato negli ultimi anni da una lunga ed interminabile serie di sconfitte. La squadra italiana di Rugby è riuscita in un’impresa straordinaria, inaspettata ed eccezionale, battere a Cardiff la nazionale di Rugby del Galles per 22-21 davanti ai 70.000 spettatori del Principality Stadium. Non era mai accaduto in precedenza. Cardiff non è un luogo qualsiasi, ma è una delle capitali mondiali della palla ovale. Una nazione, quella gallese, che al pari della Nuova Zelanda nell’emisfero sud, venera il rugby, e che è costantemente fra le più forti nazionali del mondo. L’occasione è stata la quinta ed ultima giornata del torneo delle “Sei Nazioni” che vede ogni anno affrontarsi, oltre all’Italia e al Galles, le rappresentanti della Scozia, dell’Irlanda, dell’Inghilterra e della Francia, quest’ultima vincitrice dell’edizione 2022. L’Italia del rugby arrivava da una serie di sconfitte nel torneo che sembrava interminabile. Ben 36 sconfitte, con l’ultima vittoria che risaliva addirittura alla partita casalinga con la Scozia del 28 febbraio 2015, oltre 7 anni fa. La nazionale italiana, attualmente 14ma del ranking mondiale, ogni anno deve affrontare nazionali oggettivamente più forti, con Francia, Inghilterra ed Irlanda che annoverano fra le loro file molti dei giocatori migliori del mondo. Siamo le cenerentole in un torneo durissimo che non lascia spazio neppure al minimo errore. E in questi lunghi 7 anni ne abbiamo commessi tanti di errori. Abbiamo subito cocenti sconfitte, talvolta quasi umilianti. Anche di recente, lo 0-33 contro l’Inghilterra allo stadio Olimpico di Roma, sembrava essere il preludio ad una nuova serie di sconfitte. Ma sabato scorso è avvenuto l’impensabile. E come succede spesso a noi italiani (purtroppo non così di frequente come vorremmo), quando ci mettiamo di impegno, lo facciamo nella maniera più eclatante, rumorosa ed entusiasmante possibile. Come dimenticare del resto la vittoria dell’estate scorsa della nazionale di calcio contro l’Inghilterra a Wembley, davanti al pubblico di casa incredulo e con primi ministri, principi e principini attoniti ed ammutoliti. E anche in questa occasione l’Italia del rugby ha atteso gli ultimi istanti della partita per sferrare il colpo del ko. Una nazionale che ha giocato la partita perfetta, decisa e senza errori. Grinta, coraggio e determinazione che non hanno abbandonato i nostri azzurri per tutti gli ottanta minuti di una gara entusiasmante. Quando sembrava tutto compromesso, con il cronometro che inesorabilmente indicava 2 minuti dal termine e con l’Italia che stava perdendo 15-21, è arrivato il colpo di genio inaspettato. In molti già temevano tristemente di dover aggiornare nuovamente il pallottoliere, aggiungendo la 37 sconfitta consecutiva nel torneo. Non è stata una meta qualsiasi, l’arrembaggio dell’ultimo minuto, il passaggio fortuito a pochi metri dalla linea. Non è stata una distrazione o un errore di un avversario che già pregustava la vittoria. L’azione dell’ultima meta è stata qualcosa di unico, premiata non a caso nei giorni seguenti come una delle più belle della giornata. E non è stato il solito gigante di muscoli a marcarla, ma è scaturita dalla prodezza di Ange Capuozzo, ventiduenne che milita in Francia nel Grenoble. Un ragazzo dal viso simpatico e sereno di appena 70 chili, nato a Le Pont de Claix, alla periferia della città di Grenoble, nonni originari di Napoli con la famiglia che emigrò in Francia durante la Seconda Guerra Mondiale. E’ lui che si è inventata la prodezza dell’ultimo istante. Al 78mo minuto i gallesi rilanciano l’ovale dalla nostra parte del campo con un lungo calcio. Padovani riceve e passa ad Ange Capuozzo. 60 metri separano l’azzurro dalla linea di meta. Una distanza enorme. Ange guarda velocemente alla sua sinistra e parte verso la fascia destra del campo. Salta un placcaggio, schizza come una saetta seminando il panico fra le maglie rosse gallesi, sguscia via da un ulteriore tentativo di fermarlo, distende la corsa e passa al compagno Padovani che va verso la meta. I giocatori della nazionale esultano, sono increduli. L’Italia espugna Cardiff. Il pubblico gallese è attonito ma, dopo i primi attimi di sorpresa, riprende ad applaudire. Questo è il rugby. Onore sempre all’avversario. A fine partita il giocatore gallese Josh Adams nominato “Man of The Match”, ha reso merito ad Ange Capuozzo che nel frattempo vagava per il campo avvolto dal tricolore; gli si è avvicinato e gli ha ceduto la medaglia appena ricevuta.

Una vittoria storica per il nostro rugby, impostante per tutto il movimento italiano, che contribuirà certamente a ridare ulteriore spinta a questo bellissimo sport anche nel nostro paese. Ange Capuozzo che contribuisce nuovamente a sfatare il falso mito che per giocare al rugby si deve essere necessariamente una montagna di muscoli, oltre 100 kg e magari almeno 1,90 mt. Niente di più errato, chiunque può giocare. Del resto l’attuale giocatore di rugby considerato fra i più forti al mondo è il francese Antoine Dupont, 177 cm per circa 80 kg. Il presidente federale italiano Marzio Innocenti ha con orgoglio dichiarato dopo la partita che “Meritiamo il Sei Nazioni, discorso chiuso. Ciò che ha fatto Capuozzo è il sogno di ogni bambino”. Si, perché dopo le 36 partite perse più di qualcuno a livello internazionale aveva avanzato dubbi sulla permanenza dell’Italia nel torneo forse più prestigioso in assoluto. Si vociferava con insistenza sulla necessità di sostituire i nostri azzurri con la più prestante nazionale del Sudafrica, che può vantare due campionati del mondo vinti e attualmente è la numero uno del ranking mondiale. Forse erano solo voci. Il prestigio dell’Italia rugbista non è in discussione. Il rugby che, a chi non lo conosce, potrebbe apparire erroneamente uno sport violento, talvolta anche brutale. Niente di più sbagliato. Certamente è uno sport di contatto anche duro, dove la forza, la prestanza e la forza fisica non sono certamente trascurabili. Ma è uno sport che mantiene ancora oggi intatti i propri principi che parlano di disciplina, di supporto per i compagni, di rispetto sempre e comunque per gli avversari. E dove allo stadio, negli spalti anche con 70.000 spettatori, non ci sono divisioni, non ci sono zone riservate, non ci sono barriere. I tifosi delle due squadre avversarie sono mischiati, talvolta anche fianco a fianco. Si beve birra, si applaude, si festeggia e ci si diverte ad ammirare questi 30 atleti che si sfidano senza paura.

Il movimento rugbistico è certamente presente anche ad Arezzo, con una tradizione consolidata e prestigiosa, nata nei primi anni ’80. Nel sito della società Vasari Arezzo Rugby viene ricordato che nel 2008 è stata premiata come miglior società italiana dilettantistica e arriva a circa 300 iscritti, tra la prima squadra e le giovanili che riuniscono bambini e giovani a partire dai 5 anni. Il campo è quello di Via Acropoli (zona Stadio), intitolato ad uno dei fondatori “Eugenio Arrigucci”. Dalla società Vasari sono usciti negli anni anche dei campioni a livello nazionale come Jacopo Bianchi e Michele Mancini Parri, titolari anche in Nazionale, e Andrea Chianucci e Leonardo Mariottini, titolari in Nazionale Under 18, tutti giocatori oggi di prestigiose squadre. Di queste ore la conferma della convocazione della nazionale italiana Under 18 di Marcos Francesio Gallorini.

Pubblicato su SaturnoNotizie