L'orrore di ogni guerra

27/02/2022 - di Paolo Tagliaferri

E' molto probabile che fra poche ore Kiev capitolerà nelle mani nell'esercito russo. All'alba o forse nella notte. La strenua resistenza delle forze militari ucraine e dei cittadini che si sono armati in tutta fretta, non potranno nulla contro la schiacciante supremazia aerea e delle forze di terra delle divisioni inviate da Putin. Forse gli ucraini potranno resistere qualche giorno, una settimana al massimo, ma non di più. I paracadutisti russi hanno già occupato l'area dell’aeroporto e i bombardamenti stanno colpendo alcune zone della città e gli obbiettivi strategici. Gli aerei solcano il cielo con il loro rombo minaccioso. Le autorità hanno avvisato che nella zona di Sumy, città di confine a 300 km a est di Kiev, gli aerei russi disperdono giocattoli ed oggetti di valore pieni di esplosivo. Lunghe file di auto di cittadini terrorizzati in fuga sono ritratte nei reportage provenienti dalle zone di guerra. Le famiglie lasciano in lacrime le proprie case e i propri affetti preparandosi al peggio, diretti verso l'ignoto. Profughi in fuga dalla guerra stanno arrivando in maniera consistenza in queste ore in Polonia e in Romania. Non si tratta dell’invasione di un esercito di sbandati o di un manipolo di soldati ventura, ma di una delle forze militari più potenti del pianeta che conserva immensi arsenali convenzionali e nucleari di quello che fu, fino a qualche decennio fa, il grosso dell’armata sovietica. Duecento o trecentomila soldati erano ammassati da giorni ai confini dell’Ucraina. L'Europa si ritrova nuovamente la guerra in casa così come fu, non molto tempo fa, nelle repubbliche ex jugoslave di cui è ancora vivo il ricordo. Dopo due anni di pandemia, quando appare probabile la fine dell'emergenza sanitaria, la vecchia Europa rischia di sprofondare in un nuovo e forse ancor più drammatico incubo. Una Europa che si illudeva di aver trovato la pace eterna, dopo essere stata l’epicentro dei due sanguinosi conflitti mondiale del secolo scorso, e di guerre fra le nazioni fin dalla notte dei tempi. Gli eventi di questi giorni stanno certificano il completo fallimento delle diplomazie occidentali, di quella politica fatta più di annunci che di concretezza, priva di lungimiranza e di strategia, che inizialmente ha sottovalutato, puoi minacciato in ordine sparso l’oligarca russo con proclami tanto sterili quanto inefficaci. Molti, che fino a ieri ci hanno fatto volentieri affari, si trovano ora a gridare contro il tiranno spietato e indifendibile. Ed ora, a cose fatte, le diplomazie restano inermi davanti all'avanzata inesorabile dell'esercito russo. C’è chi annuncia l'imminente mobilitazione delle forze alleate, chi giura che il tiranno Putin la pagherà cara, chi sposta truppe sullo scacchiere europeo come se si trattasse di un assurdo risiko e chi si aggrappa alle immancabili ritorsioni e sanzioni commerciali. Per assurdo, l’unico modo per fermare l'avanzata militare russa, sarebbe inviare sul campo di battaglia qualche centinaia di migliaia di truppe della Nato, italiani compresi, a morire, ad uccidere propri simili, armati fino ai denti, disposti a sacrificare la propria vita in nome della libertà di un popolo che non conoscono neppure. Il rischio non sarebbe solo contare migliaia di morti ma, aspetto molto più terrificante, spingere qualche testa matta, da una parte o dall’altra, ad optare per il colpo di scena, mettendo da parte i fucili e le granate e passando a qualcosa di più risolutivo. Gli arsenali russi e della Nato, del resto, sono ancora stracolmi di ordigni nucleari, di ogni tipo e fattezza, con potenziali distruttivi che possono bastare a radere al suolo il nostro pianeta tre o quattro volte. Altro che global warming. Non c’è che essere seriamente preoccupati. Finirà quando Putin avrà raggiunto i suoi obiettivi senza che nessuno possa porvi un freno. In queste ore solo la Cina sembra poter ricondurre Putin alla ragione, ma si tratta di un tentativo che, se riuscirà, sancirà definitivamente la supremazia cinese nel mondo, economica e militare, per i prossimi decenni. L'amministrazione americana annaspa, tuona contro il pericolo di una terza guerra mondiale. La loro effimera convinzione di rappresentare i pacieri e i gendarmi del mondo non ha più una ragione di essere. Il loro compito si è esaurito nel ’45 quando furono fondamentali per liberare l'Europa dal terrore nazista. Il governo tedesco ha ribadito che, questa volta, sono dalla parte giusta della storia, e supporteranno lealmente il popolo ucraino. Noi italiani ci consoliamo con marce per la pace, con le preghiere del Pontefice e con i buoni propositi e la giusta indignazione. Sul campo resteranno migliaia di morti, perlopiù civili, bambini, innocenti, coinvolti loro malgrado in una guerra che nessuno avrebbe immaginato potesse esplodere. Distruzione, orrore, barbarie e dolore, che l'egoismo umano perpetua imperterrito da sempre. Cambia il tiranno, cambiano le ragioni storiche e geo politiche, ma la guerra resta e resterà quello che è sempre stata, una immonda e disumana carneficina che nessun ideale, neppure il più nobile, potrà mai neppure minimamente giustificare. Ci resta la speranza che non si avveri mai la previsione di Albert Einstein che molti anni fa disse: “Non ho idea di quali armi si useranno nella terza guerra mondiale, ma la quarta sarà combattuta coi bastoni e con le pietre”.

Che il Signore ci perdoni!

Pubblicato su Informarezzo